ORA BASTA! IL 30 OTTOBRE IL PERSONALE ATA INCROCIA LE BRACCIA: SCIOPERO GENERALE USB!
Tagli continui all’organico: Subiamo costanti e insensati tagli al personale, lasciando le scuole in perenne carenza e i lavoratori rimasti sotto un carico di lavoro insostenibile.
Niente buoni pasto, turni infiniti: Lavoriamo regolarmente dalle 7 alle 9 ore al giorno, ma a differenza del resto del pubblico impiego, al personale ATA è negato persino il diritto ai buoni pasto.
Condizioni climatiche estreme: Lavoriamo d’estate in uffici e plessi surriscaldati e senza condizionatori, e d’inverno, durante i periodi di sospensione delle lezioni, veniamo lasciati spesso negli istituti al gelo e senza riscaldamento.
Lo sciopero non è un danno alla scuola, ma la difesa della scuola pubblica. Se crolla la dignità e il rispetto per il personale ATA, crolla tutto il sistema scolastico.
Venerdì 30 ottobre blocchiamo tutto! Uniamo le lotte e riprendiamoci i nostri diritti.
La dignità non si baratta. Rispetto e salario per il personale ATA!
A scuola nessuno/a è straniero/a!
È giunto il momento di organizzarci contro questo attacco alla scuola, e rispedire al mittente questo decreto vergognoso, per questo ci vediamo mercoledì 14 ottobre alle ore 17 a piazza dei Mirti, per discuterne tutte e tutti insieme in assemblea.
Movimento per il diritto alla’bitare
Scuole e porti ancora uniti. Contro guerra, carovita e genocidio, il 30 ottobre è sciopero generale.
La stagione del "Blocchiamo tutto", con le straordinarie mobilitazioni del 22 settembre e del 3 ottobre, ha visto il mondo della scuola scendere nelle piazze e costruire una vera mobilitazione popolare, dimostrando che quando usciamo dai tatticismi sindacali i lavoratori e le lavoratrici sono dalla nostra parte.
I portuali hanno lanciato il "Blocchiamo tutto", le scuole hanno fermato il Paese.
Oggi guerra e carovita sono le parole d’ordine che attraversano le piazze studentesche in giro per l’Europa, un segnale di risveglio che abbiamo il compito di attivare anche nel nostro Paese. Dalle scuole e dai porti deve partire l’attacco alle logiche di guerra che svuotano le tasche dei lavoratori e delle lavoratrici del nostro paese. Il 4 novembre si avvicina con tutta la sua retorica patriottarda e militarista, e anche quel giorno faremo vivete gli stessi temi nelle piazze di tutta Italia. Tanto più forte sarà il 30, tanto più il 4 raccoglierà un sentimento diffuso di opposizione alla guerra.
Questo meccanismo non passa da una singola data, ma da un ciclo di lotte che riporti la politica e le rivendicazioni sindacali nella discussione diffusa tra colleghe e colleghi.
Malessere, insoddisfazione, stress e senso di impotenza sono ormai un sentimento diffuso nella categoria, ma sono il frutto di un modello che non lascia più spazio a una scuola come strumento di emancipazione.
La "grande divisione" di cui parla Christian Laval, la profonda accentuazione dei divari sociali, insomma la scuola di classe, è oggi una realtà. Le riforme di tecnici e professionali ne sono la formalizzazione.
Il 30 ottobre serve dare un segnale, ma non deve esaurirsi in quella giornata: va pensato come un percorso che formi una nuova generazione di attivisti e agitatori nelle scuole. Se non affrontiamo di petto questa questione continueremo a fare lotte di resistenza, ma non avremo mai le condizioni del rilancio.
Dobbiamo portare in piazza lavoratrici e lavoratori consapevoli che il giorno dopo si apre un lavoro che non sarà breve e che deve avere al centro la critica della scuola neoliberale, dei suoi agenti, dei suoi obiettivi, del suo nesso sempre più visibile con un orizzonte distruttivo che non possiamo permettere travolga i nostri ragazzi e noi stessi.
Il 30 ottobre non è né troppo presto né troppo tardi. Usciamo dalla logica delle singole mobilitazioni, perché quell’idea produce frustrazione e riflusso. Le scuole sono un fronte decisivo nel piano di trasformazione della società: è lì che dobbiamo riaprire le contraddizioni.
Questa newsletter è curata dalla:
Unione Sindacale di Base – Pubblico Impiego Scuola
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